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Le vicende storiche di
Alfred Dreyfus e del caso che lo vide coinvolto sul finire del XIX secolo si uniscono e s'intersecano alle vicende di "Orpheus" e al mistero della famiglia  Ahrensmeyer.

 
Il 13 Ottobre del 1894 Alfred Deyfus, Ufficiale ebreo di artiglieria dell'esercito francese fu arrestato con l'accusa di spionaggio a favore della Prussia e dopo un processo  sommario svoltosi tra il 19 e il 22 Dicembre dello stesso anno fu degradato con una cerimonia svoltasi il 5 Gennaio del 1985 nel cortile della scuola in cui gli vennero strappati i gradi dalla divisa e spezzata la spada, e condannato ai lavori forzati sull'Isola del Diavolo.

Alfred Dreyfus sin dal suo arresto si era sempre dichiarato innocente e nel 1895, due anni dopo, il Colonnello Piquart, presentò una relazione ai sui superiori in cui  veniva dimostrata l'innocenza di Dreyfus e la colpevolezza, con tanto di prove, del Maggiore Esterhazy.  Di risposta, il Colonello Piquart fu intimato dai suoi superiori di tacere su quanto aveva scoperto e rimosso dal suo incarico di Capo dell'ufficio informazioni dello Stato Maggiore e spedito in guerra.

Tuttavia alle stesse conclusioni arrivarono dopo una serie d'indagini gli amici e i parenti di Dreyfus, così l'esercito fu costretto a portare davanti alla Corte marziale il Maggiore Esterhazy che lo assolse da ogni accusa nel 1898. Pochi mesi dopo il Colonnello Hubert-Joseph Henry confessò pubblicamente di aver falsificato i documenti, per ordine dei suoi superiori, per far accusare Dreyfus. L'uomo venne arrestato e qualche giorno dopo fu trovato morto suicida  nella sua cella.
I
l Maggiore Esterhazy abbandonò la Francia per trasferirsi in Inghilterra.

Nel 1899 il Caso Dreyfus arrivò alla Corte di Cassazione dove  venne ampiamente dimostrata l'innocenza dell'uomo, tuttavia le pesanti pressioni da parte dello Stato Maggiore (la cui credibilità agli occhi del mondo era ormai compromessa) sulla Corte permise la confermata della condanna, seppur con un cambio d'accusa: da tradimento a tradimento con attenuanti.

A conclusione di questo secondo processo il Presidente del Consiglio, per cercare di rimediare al torto subito da Dreyfus gli porposose l'escamotage della grazia, ma questo implicava che Alfred Dreyfus ammettesse con una dichiarazione scritta la sua colpevolezza in tutta la vicenda. Dreyfus consigliato dai suoi avvocati accettò, ma prima che l'accordo potesse concluderli il Presidente della Repubblica, Loubert, annullò la sentenza e rimise in libertà Dreyfus che riuscì solo nel 1906 a riabilitare completamente il suo nome con una sentenza definitiva dalla Corte di Cassazione.

La prima sentenza contro Dreyfus fu l'occasione per la destra estremista di scatenarsi in una dura e violenta battaglia antiebraica a cui si aggiunsero dando il loro appoggio alla sentenza i rappresentanti della Chiesa Cattolica e dell'Esercito francese. Numerosi furono invece gli intellettuali che si schierarono a difesa di Dreyfus, tra loro lo scrittore Emile Zola che nel 1898 scrisse una lettera aperta sul giornale "L'Aurore" in cui, coraggiosamente, denunciava le autorità militari di mentire e di aver creato false accuse. Questa presa di posizione costò allo scrittore un anno di carcere con l'accusa di diffamazione.
Ciò non fece altro che creare maggiore interesse dell'opinione pubblica mondiale su tutta la vicenda e nel 1899 dopo il secondo giudizio di colpevolezza il governo di destra divenne così impopolare tra i cittadini che permise una vittoria schiacciante del candidato progressista Loubert.

Una delle prime cose che fece Alfred Dreyfus quando fu scarcerato, fu quella di far conoscere all'opinione pubblica della durezza e delle pessime condizioni in cui i condannati erano costretti a vivere sull'Isola del Diavolo.



 

 
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