池田 理代子池田 理代子
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Weekly Ochiai (ウィークリー・オチアイ) è un noto programma di approfondimento e talk show trasmesso sulla piattaforma giapponese NewsPicks. Il programma è condotto da Yoichi Ochiai (落合陽一) lo scorso 22 maggio 2026 , Yoichi Ochiai ha intervistato Riyoko Ikeda per esplorare non solo l'impatto culturale di Le Rose di Versailles (Lady Oscar), ma anche per analizzare l'evoluzione della società giapponese attraverso gli occhi di una pioniera: "La leggendaria mangaka Riyoko Ikeda confessa i segreti di un ambiente di produzione 'fin troppo brutale': i retroscena di 'Le Rose di Versailles' e i sentimenti verso Oscar

 

Yoichi Ochiai: Iniziare con una rosa in mano non è qualcosa che capita spesso, ma mi è venuto in mente che forse una volta, verso la terza o quarta stagione di qesto programma, c'è stata una puntata in cui avevo un fiore in mano. Mi chiedevo come mai le rose artificiali non abbiano le spine, e così ho continuato a toccarle un po'... Ma in effetti, le rose vere hanno le spine, mentre quelle artificiali no. Dopotutto, le rose artificiali non muoiono. Anche il modo in cui le persone svaniscono o muoiono è importante, ma le persone rinascono molte volte. Pensando a queste cose, oggi vorrei parlare a lungo di rose.

Vi presento l'ospite di questa sera: la fumettista e cantante lirica, Riyoko Ikeda. Prego!

Riyoko Ikeda: Buonasera.

Yoichi Ochiai: Piacere di conoscerla, grazie mille per essere venuta.

Riyoko Ikeda:Piacere mio, grazie. La seguo sempre in televisione.

Yoichi Ochiai: Riyoko Ikeda è nata nel 1947 nella prefettura di Osaka. Nel 1967 ha frequentato l'Università di Scienze dell'Educazione di Tokyo, l'attuale Università di Tsukuba. Lei quindi è una mia illustre senpai! Buongiorno!

Riyoko Ikeda: Ah, davvero?

Yoichi Ochiai: Già! Mentre era ancora studentessa all'università, ha debuttato con il manga Bara Yashiki no Shōjo (La fanciulla della casa delle rose). Nel 1972 ha iniziato la serializzazione di Le Rose di Versailles e nel 1980 ha vinto il Premio all'Eccellenza dell'Associazione dei Fumettisti Giapponesi con La finestra di Orfeo.
Nel 1995 è entrata al dipartimento di canto lirico del Tokyo College of Music e, dopo la laurea, ha calcato le scene come soprano, esibendosi in varie opere e occupandosi anche di sceneggiature e regie. Nel 2009, il governo francese le ha conferito l'onorificenza di Cavaliere della Legion d'Onore. È un grande onore averla qui.

Riyoko Ikeda: Grazie, il piacere è mio.

Yoichi Ochiai: Una senpai davvero formidabile!
Le Rose di Versailles sono  un intramontabile capolavoro che ha lasciato un segno indelebile nel mondo del manga,  oggi ne ho qui una copia corposa proprio davanti a me. A dire il vero, quando è stato confermato questo incontro, ho letto Versailles per la prima volta, ed è incredibilmente interessante!

Riyoko Ikeda: Davvero? La ringrazio molto.

Yoichi Ochiai: Penso sia davvero stupendo. Ambientato in Francia durante l'epoca della Rivoluzione, racconta la storia del capitano delle guardie reali, Oscar, vestito in abiti maschili, e della tragica regina Maria Antonietta, un intreccio intenso e magnifico sul loro destino. È stato pubblicato sulla rivista Weekly Margaret da aprile 1972 a dicembre 1973. Sorprendentemente, il numero di volumi è piuttosto ridotto, eppure..

Riyoko Ikeda: Ah, a quei tempi, sa... non era come adesso, dove se un'opera ha successo la si prolunga il più possibile scrivendo finché si vuole.

Yoichi Ochiai: Capisco. Però, grazie a questo, la storia è molto compatta ed è venuto fuori un ottimo lavoro.

Riyoko Ikeda: Pensa? Beh, in realtà c'erano ancora moltissime cose che avrei voluto scrivere, quindi per certi versi è stato un po' un rimpianto.

Yoichi Ochiai: Eppure, in appena un anno e mezzo, o comunque meno di due anni di serializzazione, la serie ha raggiunto una tiratura cumulativa di 20 milioni di copie. Credo che chiunque in Giappone, e moltissime persone nel mondo, conoscano questo manga. Questo è Le Rose di Versailles, che continua a essere amato da mezzo secolo. Nel 1974 è stato messo in scena dalla compagnia teatrale Takarazuka Revue, diventando uno dei loro più grandi successi storici e scatenando un vero e proprio "boom di BeruBara", un fenomeno sociale senza precedenti: oltre 1500 repliche e un pubblico totale che ha superato i 5 milioni di spettatori. Nel 1979 è diventato anche un grandissimo successo come serie anime televisiva, trasmessa per un totale di 40 episodi. Ecco, io ho avuto modo di vedere l'anime in TV, e in realtà sono andato anche una volta a vedere lo spettacolo del Takarazuka.

Riyoko Ikeda: Oh, davvero?

Yoichi Ochiai: Sì, esatto! Nel 2025 è uscito un lungometraggio cinematografico completamente nuovo, disponibile poi in esclusiva mondiale su Netflix, posizionandosi all'8° posto nella classifica settimanale Global Top 10 per i film non in lingua inglese. Tra l'altro, il produttore musicale di questo film è nientemeno che il signor Sawano, che è stato ospite qui proprio la settimana scorsa!

Riyoko Ikeda: Ah!

Yoichi Ochiai: Arrivando all'anno scolastico 2026, Le Rose di Versailles è apparso persino nel Test Nazionale Unificato di Accesso all'Università (Kyōtsū Test)! È stato usato in un quesito di comprensione del testo per analizzare la Rivoluzione Francese e il contesto sociale dell'epoca attraverso l'espressione artistica del manga. Lei, sul suo blog, ha espresso grande commozione e gioia, scrivendo qualcosa come "Sono felice di essere viva". Che un'opera appaia nel Test Nazionale Unificato è qualcosa di davvero straordinario e insolito, non crede?

Riyoko Ikeda: Proprio così. Tra l'altro, io non ne sapevo nulla, e nemmeno la mia agenzia ne era al corrente.

Yoichi Ochiai: Certo, immagino ci sia una regola di riservatezza assoluta prima dell'esame.

Riyoko Ikeda: Sì, esatto, non lo sapevamo affatto.

Yoichi Ochiai: Oggi vorrei fare una panoramica molto ampia: parleremo dei retroscena della nascita di questo capolavoro, dei debiti enormi accumulati per i materiali di documentazione, della figura di Oscar, del boom di BeruBara, delle critiche che vedevano il fumetto come un elemento dannoso per l'istruzione, della spinta creativa, del motivo per cui si è ritrovata con il conto in banca a zero, della sfida come cantante di opera lirica e dei cambiamenti dei tempi. Grazie per essere qui.

Riyoko Ikeda: Grazie a lei.

Yoichi Ochiai: Allora, da dove vogliamo cominciare? Dunque, la serializzazione è iniziata nel 1972, ma lei pensava di voler scrivere manga fin da quando era bambina?

Riyoko Ikeda: No, allora... mi piaceva leggerli e disegnarli, ma non avrei mai pensato di farlo come professione. Inizialmente, l'idea era quella di diventare una studiosa. O magari una scrittrice. Pensavo a cose del genere. Però, dato che all'epoca per le donne era estremamente difficile essere indipendenti dal punto di vista economico, e poiché volevo assolutamente andare all'università, i miei genitori si opposero dicendo: "Sei una donna, non c'è bisogno che tu vada all'università". Mi dissero che se volevo andarci a tutti i costi, avrei dovuto pagarmi gli studi da sola.
Di conseguenza, per potermi mantenere e pagare le tasse universitarie, iniziai a disegnare manga come lavoro part-time. Questa è stata la motivazione iniziale. Unicamente per mantenermi e poter mangiare. Pensavo che se volevo criticare la società o gli adulti, dovevo come minimo essere indipendente dal punto di vista economico.

Yoichi Ochiai: Capisco.

Riyoko Ikeda: Per questo sono andata via di casa.

Yoichi Ochiai: Quello era il periodo in cui i movimenti studenteschi erano incredibilmente attivi, giusto?

Riyoko Ikeda: Esatto, proprio così. Non dovrei dirlo a voce troppo alta, ma io facevo parte della fazione di Yoyogi (vicina al Partito Comunista Giapponese). Così ho iniziato a lavorare. Ho fatto la cameriera nei bar, l'operaia nelle fabbriche... Ma stando in mezzo alla gente e incontrando continuamente persone, ho capito che non era assolutamente l'ambiente adatto a me. Così ho pensato di fare un lavoro in cui non dovevo incontrare nessuno, e le uniche opzioni erano diventare scrittrice o fumettista.
Per fare la scrittrice pensavo di non avere abbastanza talento.

Yoichi Ochiai: No, beh, io trovo che lei abbia un talento straordinario nel creare storie, comunque...

Riyoko Ikeda: Però nel mondo del manga ho ricevuto fin da subito dei riconoscimenti, e così ho continuato a disegnare.

Yoichi Ochiai: Se l'obiettivo iniziale era l'indipendenza economica, com'è stato il percorso che l'ha portata a creare Le Rose di Versailles? Perché, se non erro, all'epoca lei aveva circa 24 anni, giusto?

Riyoko Ikeda:: Sì, esatto. Avevo 24 anni.

Yoichi Ochiai: A 24 anni! È giovanissima! Com'è nata l'idea di scrivere una storia sulla Rivoluzione Francese a quell'età?

Riyoko Ikeda: Alle scuole superiori, durante il secondo anno, lessi la biografia di Maria Antonietta scritta da Stefan Zweig. Mi colpì tantissimo e pensai: "Che meraviglia, un giorno vorrei assolutamente trasformare questa storia in un manga". Quello divenne il mio sogno. Così, quando debuttai e iniziai a guadagnarmi da vivere come mangaka, proposi l'idea alla redazione dicendo: "Vorrei disegnare questo". Ma la risposta dei caporedattori dell'epoca fu un secco "No".

Yoichi Ochiai: Davvero? Dissero di no?

Riyoko Ikeda: Sì, all'epoca la mia popolarità stava crescendo e la redazione mi chiese: "Che ne dice di una serie a lungo termine?". Io risposi: "C'è qualcosa che desidero disegnare da tantissimo tempo". E così parlai dell'idea di raccontare la vita di Maria Antonietta e la Rivoluzione Francese... Beh, la loro reazione fu immediata.  Mi dissero: "Una storia storica così complessa non è adatta a una rivista di manga per ragazze (shōjo manga)". Mi dissero chiaramente che le lettrici non l'avrebbero capita e che sarebbe stato un flop immediato.

Yoichi Ochiai: C'era parecchio scetticismo all'inizio.

Riyoko Ikeda: Sì, uno scetticismo totale. Ma io non mi arresi. Continuai a insistere per due anni. Dissi loro di non parlare prima del tempo e che avrei dimostrato che sarebbe stato un successo. Finché alla fine il caporedattore mi disse: "Va bene, ti lascio provare. Ma se non diventa subito un successo come dici, la serie verrà cancellata immediatamente". Fu una specie di scommessa.

Yoichi Ochiai: Una vera scomessa e poi, com'è noto, è diventato un successo clamoroso fin dai primissimi capitoli, ribaltando completamente le aspettative della redazione.

Riyoko Ikeda: Fortunatamente sì. Le lettrici risposero con un entusiasmo travolgente che sorprese tutti, me per prima.

Yoichi Ochiai:  Durante la pubblicazione, da cosa si accorse che stava diventando un fenomeno così grande? Ad esempio, se a scuola le dicevano che leggendolo si capiva la storia del mondo, o cose simili...

Riyoko Ikeda: Sì, molti insegnanti iniziarono a dire così. Però, d'altro canto, i comitati dei genitori (PTA) e tutti coloro che consideravano i manga come un elemento dannoso per l'educazione mi attaccarono duramente. Mi hanno letteralmente linciata pubblicamente.

Yoichi Ochiai: Davvero? Eppure in quel periodo c'erano autori come Osamu Tezuka che vendevano tantissimo.

Riyoko Ikeda: Sì, ma ricordo che lo stesso maestro Tezuka mi disse: "Vedi, quando un manga ha così tanto successo e diventi famosa, il mondo ti attaccherà duramente. Ma tu non devi abbatterti".

Yoichi Ochiai: Il maestro Tezuka le disse questo! Incredibile.

Mi dica,  com'era l'ambiente di produzione dei manga in quegli anni?

Riyoko Ikeda: Dunque, Margaret era una rivista settimanale!  Per quello era dura mantenere la consegna delle tavole.
Passavo almeno due o tre notti in bianco ogni settimana. Se non riuscivi a rispettare la scadenza, ti  confinavano in qualche albergo o locanda vicino alla casa editrice. Quando andavi in bagno, ti capitava di incrociare nei corridoi altri famosi autori o colleghi e ci guardavamo dicendo: "Ah, siamo in scatola anche noi".
C'era sempre un redattore assegnato che ti marcava a vista.

Yoichi Ochiai: Per evitare che scappaste?

Riyoko Ikeda: Sì, perché c'era gente che scappava davvero (ride). Era incredibile. Quando decidevano di metterti in isolamento per lavorare, ti caricavano di peso in macchina così com'eri, in abiti da casa e senza un filo di trucco, e ti portavano via. Una volta consegnato l'ultimo foglio, ti dicevano "Grazie del lavoro" e ti lasciavano lì. Io mi ritrovavo in mezzo a Tokyo conciata in quel modo a chiedermi come sarei tornata a casa.

Yoichi Ochiai: Praticamente veniva rapita in auto e portata vicino agli uffici della Shueisha.

Riyoko Ikeda: Esatto, un vero e proprio sequestro (ride). E una volta finito, ti mollavano lì.

Yoichi Ochiai: Così mentre affrontava tutte queste fatiche fatiche che ha scritto Le Rose di Versailles. Tra i vari temi presenti nell'opera, c'è lo scoppio della Rivoluzione francese... e poi... si sviluppa uno scenario tragico, giusto? Questa evoluzione l'aveva in mente fin dall'inizio?

Riyoko Ikeda: In un certo senso sì. Sapevo che Maria Antonietta sarebbe finita sulla ghigliottina.

Yoichi Ochiai: Beh, nel momento stesso in cui Maria Antonietta appare nel primo volume, si pensa subito: "Lei morirà".

Riyoko Ikeda: Esatto, esatto. Proprio così. E poi, per scrivere di qualcosa come una rivoluzione, mi chiedevo come sarebbe stato meglio farlo. Era necessario  descrivere accuratamente la posizione del popolo, che tipo di vita conducesse.  Vede, la storia non si muove lungo una linea retta, vi sono oscillazioni, e poi si va di nuovo avanti.

Yoichi Ochiai: Sì, è vero. La storia raccontata da chi vince è una linea retta, ma il processo per arrivarci è composto da un'infinità di elementi. Però, nel momento in cui viene scritta sui libri di storia, viene quasi sempre presentata in  linea retta.

Riyoko Ikeda: Esattamente!

Yoichi Ochiai: E per andare a sviscerare di nuovo tutto questo, all'epoca, come faceva a raccogliere i materiali?

Riyoko Ikeda: In realtà, i materiali non erano poi così abbondanti. Però, accanto alla Shūeisha c'era la Shōgakukan, e la loro sala di documentazione era incredibilmente fornita. Lì rendevo in prestito vari libri. Inoltre, quella zona, Kanda, è un quartiere di librerie dell'usato. Si trovavano ottimi materiali, soprattutto stranieri. Quindi, pensi che... io conosco persino i cartamodelli e il modo in cui veniva tagliata la biancheria intima di quell'epoca, e molte altre cose del genere.

Yoichi Ochiai: In questo contesto, come è nato il personaggio di Oscar?

Riyoko Ikeda: Dunque, tutto ruota attorno agli eventi del 14 Luglio 1789, la presa della Bastiglia da parte dei cittadini, che tutti studiano nei libri di storia. In quel momento, il comandante delle Guardie Francesi, ovvero l'esercito schierato con il Re, decise di marciare su Parigi e di schierarsi dalla parte del popolo. Io volevo raccontare la storia di quel comandante. Però all'epoca avevo solo 24 anni, e non avevo la minima idea di come fosse la vita quotidiana di un uomo nell'esercito. Non riuscendo a immaginarla, pensai: "Va bene, allora lo trasformerò in una donna".

Yoichi Ochiai: Beh, ma riguardo al cambiare fazione, cioè passare dalla parte della nobiltà a quella del popolo, come scelta narrativa è stata mantenuta, giusto?

Riyoko Ikeda: Esatto, sì.

Yoichi Ochiai: Nel modo di vivere di Oscar, c'è un punto chiave in particolare secondo lei?

Riyoko Ikeda: Um... direi che lei, all'inizio, viene cresciuta come un uomo e non si pone troppe domande al riguardo. Inoltre, fa parte della nobiltà e non si interroga troppo nemmeno su questo. Però, leggendo vari libri, lei... beh...

Yoichi Ochiai: ...inizia a nutrire dei dubbi verso la nobiltà.

Riyoko Ikeda: Esatto, esatto. Comincia a chiedersi cosa significhi essere nobili, o che tipo di vita conduca il popolo comune a Parigi.

Yoichi Ochiai: Immagino che per questo abbia ricevuto moltissime lettere dai lettori dell'epoca e continui a riceverne anche dai giovani di oggi. Come valutavano questo aspetto? Lo consideravano una bellissima storia di fantasia o ne apprezzavano il realismo?

Riyoko Ikeda:Credo che un fattore determinante sia stato il contesto sociale dell'epoca: lo status delle donne lavoratrici era incredibilmente basso.

Yoichi Ochiai: Sì, è vero.

Riyoko Ikeda: Tutte facevano una fatica immensa. Quando una donna trovava lavoro, i suoi compiti si limitavano a fare fotocopie o servire il tè, e ci si aspettava che si dimettesse non appena si sposava. All'epoca ci dicevano costantemente: "Ma perché continui a lavorare? Sbrigati a sposarti finché sei giovane e appetibile sul mercato".

Yoichi Ochiai: È vero, era proprio così.

Riyoko Ikeda: Esatto.

Yoichi Ochiai: Leggendo Le Rose di Versailles, si percepisce chiaramente questa sensibilità nei confronti del lavoro e dell'indipendenza. C'era un messaggio forte o una metafora intenzionale dietro?

Riyoko Ikeda: In realtà non l'ho scritto pensando a tavolino a questo messaggio. Io pensavo di scrivere una storia per bambine delle scuole elementari e medie. Tuttavia, il risultato è stato che ho ricevuto tantissime lettere da donne lavoratrici che dicevano: "Anche io voglio un André nella mia vita!" (ride).

Yoichi Ochiai: Vorrei raccogliere una domanda dal pubblico: "I dialoghi di Le Rose di Versailles colpiscono ancora oggi dritto al cuore. C'è una battuta o una frase a cui lei è particolarmente legata?".

Riyoko Ikeda: Um, sì... Direi sicuramente il discorso che Oscar fa ai suoi soldati quando diventa il comandante delle Guardie Francesi. Quando dice che l'essere umano, qualunque sia la sua condizione, è un individuo libero che non appartiene a nessuno.

Yoichi Ochiai: È una scena potentissima.

Riyoko Ikeda: Quello era il concetto che desideravo esprimere più di ogni altra cosa.

Yoichi Ochiai: In effetti, anche Maria Antonietta, quando entra a far parte della famiglia reale francese, prima ancora di gestire il potere si chiede spesso: "Perché non sono libera?". La parola "libertà" emerge continuamente nei momenti cruciali dell'opera.

Riyoko Ikeda: Esatto. Credo che la libertà sia il fulcro fondamentale di ogni rivoluzione. Verso la fine, Oscar dice che "tutti gli esseri umani sono liberi nel profondo del loro cuore", ma subito dopo corregge se stessa dicendo che si sbagliava. Non basta che lo sia solo il cuore. Bisogna essere liberi in tutto, fino all'ultimo capello. Questo era il messaggio principale che volevo trasmettere attraverso di lei.

Yoichi Ochiai: Certo, si tratta di interrogarsi su quale sia la vera essenza della libertà.

Riyoko Ikeda: Esatto.

Yoichi Ochiai: Vorrei chiederle un'altra cosa sul rapporto con il pubblico. Durante la serializzazione su Margaret, immagino ricevesse moltissime lettere o i risultati dei sondaggi tra i lettori. Ha mai modificato il destino o il comportamento di un personaggio in base alle richieste del pubblico?

Riyoko Ikeda: Ah, io non ho mai prestato il minimo ascolto a questo genere di cose.

Yoichi Ochiai: Capisco, quindi una filosofia totalmente opposta rispetto alle serie a lungo termine della rivista Jump, dove i sondaggi decidono tutto.

Riyoko Ikeda: Sì, l'esato contrario (ride).

Yoichi Ochiai: Magnifico. Eppure immagino che arrivassero tantissime lettere, quante a settimana?

Riyoko Ikeda: Credo che arrivassero circa 10.000 lettere al mese.

Yoichi Ochiai: Diecimila lettere al mese?! Impressionante, considerando che era un'epoca senza internet.

Riyoko Ikeda: Però c'è un aspetto molto curioso: le lettere di elogio si dimenticano facilmente, mentre quelle piene di critiche e insulti ti rimangono impresse nella memoria in modo indelebile.

Yoichi Ochiai: Che cosa le scrivevano in quelle lettere?

Riyoko Ikeda: Quella che mi è rimasta più impressa diceva testualmente: "L'idea stessa che una donna come te esista su questa terra mi disgusta profondamente".

Yoichi Ochiai: Con il boom di BeruBara, l'opera è diventata un argomento di discussione per chiunque, e circa cinque anni dopo è diventata una serie anime televisiva. Con l'anime sono arrivati i colori, il movimento e la musica. Rispetto al manga, diventa un'opera che assume una dinamicità diversa. Che cosa ha provato guardandolo?

Riyoko Ikeda: In realtà, all'epoca della prima messa in onda dell'anime, ero così impegnata a disegnare che non ho avuto molto tempo di guardarlo.

Yoichi Ochiai: Capisco. All'epoca erano passati circa 7 o 8 anni dalla fine della serializzazione del manga, giusto?

Riyoko Ikeda: Sì, credo di sì. In quel periodo ero completamente assorbita dalla creazione di La finestra di Orfeo, che considero la mia vera opera magna, il lavoro a cui ho dedicato tutta me stessa. Avevo le mani totalmente occupate con quello.

Yoichi Ochiai: Lei una volta ha dichiarato: "Vivere con il conto in banca a zero è il mio stile di vita". Vorrei chiederle di questo...

Riyoko Ikeda: Desideravo dare un'opportunità ai giovani di talento, così ho finanziato di tasca mia diversi progetti. Ma alla fine mi sono ritrovata con zero risparmi (ride).

Yoichi Ochiai: C'è un'altra domanda dal pubblico: "Quali sono i manga che l'hanno influenzata maggiormente o che ama di più?".

Riyoko Ikeda: C'è un'opera del maestro Tezuka intitolata Tsuru no Izumi (La fonte della gru). Lo lessi in quinta elementare e piansi così tanto che, solo a pensarci, non riuscivo a fermare le lacrime e non riuscivo nemmeno a mandare giù il cibo.

Yoichi Ochiai: Tra tutti i personaggi che ha creato, se le dicessero che deve vivere la vita di uno di loro, chi sceglierebbe?

Riyoko Ikeda:Direi... uno dei personaggi che appare in Orpheus no Mado...

 

池田 理代子

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Potete il video integrale dell'intervista al seguente link: https://newspicks.com/movie-series/87/?from=%2Fmovie-series%2F87%2F&movieId=5379

 
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